Strada

Giro del FVG Amatori: nella terza tappa arrivano le salite

alti_3_tappa_16

Forni di Sopra (Udine)- Dopo le prime due tappe che vedranno imporsi i velocisti del gruppo, la terza frazione in programma Venerdì 5 Agosto propone le prime salite del 43° Giro ciclistico Internazionale del Friuli Venezia Giulia Amatori. I partecipanti alla gara a tappe friulana dopo la partenza da Maniago, raggiungeranno Meduno e attraversato questo paese si procederanno verso Tramonti di Sotto. Nei pressi dell’incrocio posto poco innanzi alla chiesa la strada inizia a scendere, ma presto segue una risalita non impegnativa; attraversato un tratto in falsopiano che fiancheggia un altro piccolo agglomerato, la strada scende nuovamente per pochi metri, fino ad un tornante avente andamento sinistrorso, passato il quale riprende a salire. Si superano, nell’ordine, le località di Borgo Piagora, Romaniz e Avon, risalendo la valle: anche questa parte del percorso è caratterizzata da un andamento discontinuo, che non consente di trovare un ritmo ideale ma, non appena si arriva in prossimità del Lago di Redona, la carreggiata si modifica nuovamente, presentando per lo più un andamento in falsopiano abbastanza costante, che resta invariato fino all’estremità posta più a nord dello specchio d’acqua. A questo punto va affrontata la prima rampa di una certa importanza: la strada sale in modo impegnativo fino a poco dopo un tornante, a cui segue un brevissimo tratto pianeggiante lungo il quale, sulla destra, si trova il locale “Al Boscaiolo”, poi scende in modo deciso, ma presto spiana, esattamente in prossimità di un bivio con una stradina visibile sulla sinistra, per poi riprendere a salire dolcemente. Si lascia alle spalle il ponte sul Torrente Tarceno e si entra nella piccola frazione di Tramonti di Sotto, ove è possibile effettuare il rifornimento d’acqua. Si perde nuovamente qualche metro di quota dopo aver superato il paese, quindi si procede risalendo, dapprima blandamente, poi in modo più evidente (subito dopo il ponte sul Torrente Viellìa): la strada piega prima a sinistra con un ampio raggio ed in seguito a destra in modo più secco, per poi divenire rettilinea durante l’attraversamento del paese di Tramonti di Sopra. Si continua a salire in modo non impegnativo, fino ad uno scollinamento, a cui segue una brevissima discesa, che termina presso il ponte sul Rio Novarchis; percorsi pochi metri si perviene nelle vicinanze del bivio per Maleon (456 mt slm).

Da questo punto si può dire che inizia la salita vera e propria: è costituita da 26 tornanti, sviluppa 9,8 Km di distanza e 600 mt di dislivello. Con andatura non sostenuta è percorribile in circa 45-50 minuti. La pendenza media è approssimativamente del 6 %. Si tratta di un’ascesa abbastanza costante, vista l’assenza di “strappi” significativi. Per buona parte essa si sviluppa entro la stretta gola che divide il versante ovest del M.te Rest dal M.te Costa di Paladin, quindi gode molto del favore dell’ombra, aspetto più che mai gradito nelle giornate calde. Verso l’alto la valle inzia ad allargarsi, rendendo possibile la vista sul Passo che verrà raggiunto di lì a breve.

La seconda parte della tappa prevede la scalata della salita che conduce a Forca di Priuso (tre chilometri di salita pendenza media del 6,5%) e gli ultimi venticinque chilometri in costante ascesa verso il traguardo di Forni di Sopra (pendenza media del 6%) dominata dalle splendide vette delle Dolomiti Orientali, Forni di Sopra è il principale polo turistico di montagna del Friuli Venezia Giulia per ricettività e per riconosciuta “Bellezza Alpina”. Forni di Sopra è il cuore delle Dolomiti Friulane della provincia di Udine. Qui la vita, il riposo, lo sport, l’avventura si svolgono in un ambiente riconosciuto dall’Unesco come patrimonio universale dell’umanità. Gli accompagnatori in attesa dell’epilogo della tappa hanno l’opportunità di scoprire alcune delle eccellenze di questo territorio

Malghe e rifugi. Durante il viaggio alla scoperta delle montagne carniche si può sostare e rifocillarsi in rifugi, malghe e casere. I rifugi sono strutture idonee ad offrire ospitalità e ristoro ad alpinisti in zone isolate di montagna, fuori dai centri urbani, a quota non inferiore a 1.000 metri di altitudine, raggiungibili attraverso mulattiere o sentieri, per periodi limitati nell’anno, e in luoghi favorevoli ad ascensioni ed escursioni. La malga è la casa delle vacanze delle mucche, ovvero un insieme di elementi che permettono l’attività di monticazione, come il pascolo e la casera. In molte di esse è possibile acquistare e degustare prodotti caseari: dal formaggio alla ricotta e al burro, mentre alcune dispongono di locali per l’ospitalità. Ed infine, la casera è una struttura composta da diversi edifici adibiti ad abitazione dei malghesi, alla lavorazione del latte e alla conservazione e stagionatura del formaggio. Non è difficile imbattersi in un malghese che lavora il latte e spiega le tecniche e gli strumenti usati. Per raggiungere luoghi spettacolari, dove flora e fauna esprimono al meglio la loro grandiosità, si percorre una miriade di sentieri con segnavia CAI. Itinerari tematici coprono tutto il territorio carnico e offrono la possibilità di scoprire tutte le malghe, anche in mountain bike o a cavallo, in una o più giornate. I rifugi, oltre ad essere luoghi di riposo e ristoro, dove spesso è possibile degustare piatti tipici, aprono le porte alla cultura e all’arte, infatti nei mesi estivi ospitano incontri musicali e letterari legati alle rassegne di “Note in rifugio” e “Parole in rifugio”.

Pievi. Simbolo della storia religiosa della Carnia, testimonianze di percorsi artistici di notevole interesse, le Pievi della Carnia rappresentano l’occasione per gite ed itinerari culturali per chi vuole scoprire il territorio in tutti i suoi aspetti. Centri di aggregazione religiosa, sociale ed economica, localizzate in posizioni isolate e dominanti le principali vallate e le antiche vie di comunicazione, sono state nei periodi bui del medioevo punti strategici per la difesa delle popolazioni locali dai nemici. Tutte le undici Pievi che compaiono nell’elenco del 1247 si trovano, infatti, lungo le antiche vie di comunicazione col Norico o col Cadore, o nelle vicinanze di esse: lungo la Valle del Tagliamento (Cesclans, Verzegnis, Invillino, Enemonzo, Socchieve, Ampezzo e Forni di Sotto), lungo la Val Degano (Santa Maria di Gorto), lungo la Valle del Bût (Santa Maria Oltre Bût, Illegio e San Pietro di Zuglio). Partendo da Cavazzo Carnico, imboccata la salita verso Cesclans, si giunge alla Pieve di Santo Stefano, recentemente riaperta al culto, dove le indagini archeologiche effettuate nel sottosuolo hanno permesso di datare, in un’epoca non anteriore all’VIII-IX secolo, i resti di un edificio di culto dotato di un torrione all’ingresso. La storia degli scavi relativi alla Pieve è ora illustrata nell’Antiquarium. Una volta scesi dal colle e raggiunto il capoluogo carnico, non si può non visitare Santa Maria Oltre Bût o Pieve di San Lorenzo, nella frazione Caneva, che domina buona parte della vallata. Lo stesso vale per la Pieve di San Floriano di Illegio (IX sec.) che, dalla sommità del Monte Giaideit, si impone sulla prima parte della Valle del Bût. Percorsa la Strada Statale 52 bis in direzione di Arta, il suddetto luogo sacro è raggiungibile solo a piedi, imboccando il sentiero all’altezza di Imponzo: si tratta di una passeggiata piacevole, che si snoda tra ambienti rurali e scorci panoramici di indiscussa bellezza. La Pieve è raggiungibile a piedi anche da Illegio, dove meritano di essere visitati anche gli scavi di San Paolo vecchia (il più antico luogo di culto della Carnia, della fine del IV sec.). Una volta ridiscesi ad Imponzo, il viaggio prosegue in direzione di Zuglio, sito archeologico romano di notevole rilievo (da visitare l’area archeologica ed il Museo) e, poi, verso Fielis. Da qui si può pervenire alla Pieve di San Pietro (sede di un Vescovado dal V sec.) a piedi, seguendo la stradina e l’ampia scalinata. Spostandosi nella Val Degano, possiamo ammirare sia la Chiesa paleocristiana del V secolo con annesso battistero presso la Chiesa di San Martino (dopo il termine degli scavi l’area è stata musealizzata), sia la Pieve di Gorto (XI-XII sec.) sull’altura di Agrons. Anche presso questa Pieve è allestito un piccolo Museo. A questo punto il giro delle Pievi si sposta nella Valle del Tagliamento. In quest’ambito le Pievi più antiche sono quella di Santa Maria Maddalena di Invillino (trasferita sul Colle Santino dopo l’abbandono della basilica paleocristiana del V secolo, che sorgeva sul Colle Zuca e che è stata musealizzata) e quella di Santa Maria Assunta di Socchieve, località Castoia. Diversa è la localizzazione delle altre quattro Pievi carniche della Val Tagliamento, ovvero quelle di San Martino di Verzegnis, dei Santi Ilario e Taziano di Enemonzo, di San Daniele di Ampezzo e di Santa Maria del Rosario di Forni di Sotto. Queste ultime sono sorte in seno ai centri abitati, quasi a testimoniare un’epoca più tranquilla, caratterizzata dal potere temporale dei patriarchi. La Pieve di Ampezzo ha avuto una breve esistenza, tanto che, alla fine del XIV secolo, risultava sotto la giurisdizione di Socchieve. Anche le Pievi, nei mesi di luglio e agosto, ospitano i concerti della rassegna “Carniarmonie”, contribuendo al successo di questa manifestazione che arricchisce le estati culturali della Carnia.

Gastronomia. Per chi ama i prodotti genuini e saporiti in Carnia non c’è che l’imbarazzo della scelta. Fra i prodotti più tipici sono da ricordare il prosciutto di Sauris dolce e leggermente affumicato, la tipica Schultar di Timau (spalla di maiale affumicata) e gli insaccati. I formaggi, acquistabili direttamente nei caseifici e d’estate in diverse malghe, sono fiore all’occhiello della gastronomia carnica. Per citarne alcuni: il formaggio di malga, la ricotta fresca, che può essere affumicata diventando la base di tante ricette, il formaggio salato, stagionato nella salamoia ed infine il prelibatissimo formadi frant, ottenuto dagli scarti dei formaggi. In estate ed autunno si trovano funghi freschi, per gli appassionati anche secchi durante tutto l’anno, e in primavera miscugli di erbe aromatiche per frittate e risotti. Quando si sciolgono le nevi germoglia il radic di mont (nome scientifico Cicerbita alpina) consumato in insalate, frittate o sott’olio. Il suo periodo di raccolta è di circa quindici giorni e viene considerato una prelibatezza tanto da essere presidio slow food. E ancora: biscotti secchi (i più tradizionali sono chiamati Esse per la loro caratteristica forma), mieli, marmellate, crostate ai frutti di bosco, sciroppi di frutta e mele di diverse qualità da cui si ricava un ottimo sidro. Buone le farine di mais e grano saraceno per polenta e rustiche paste, prelibate le patate, i fagioli, le verze e in genere tutti i prodotti dell’orto. Non mancano l’acqua oligo-minerale, le birre integrali di Sauris e quelle lavorate con le erbe di montagna di Forni di Sopra, grappe aromatizzate alle piante spontanee, radici e bacche, o il caratteristico Slivowitz (grappa di prugne) di Cabia. Da questi preziosi ingredienti non possono che scaturire piatti prelibati, ma al contempo semplici, nati da una cucina vera, genuina, tipica, ma anche rinnovata con un pizzico di fantasia. Tra i piatti tipici ci sono i Cjarsòns, sorta di ravioli con ripieno dolce o alle erbe di cui ci sono infinite interpretazioni. La polenta accompagna numerosi piatti come il frico ed è così solida che quando viene versata sul tagliere mantiene la forma del paiolo e può essere tagliata a fette con un filo. Da non tralasciare poi la varietà delle minestre con le erbe, gli ortaggi o l’orzo, gli gnocchi con la ricotta, le prugne, la zucca e i formaggi. Tra i secondi, i derivati della carne di maiale, la selvaggina, il frico (simile ad un tortino di patate e formaggi misti), musèt e brovade (cotechino accompagnato da rape inacidite nella vinaccia) e delicate ricette con il pesce di acqua dolce. Meritano un accenno i moltissimi dolci come la Salviade (frittelle di salvia), la Pestadice (chicchi di granoturco abbrustoliti, pestati ed addolciti) ed i Lops ta spòngje, ovvero mele al burro.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più cliccati....

To Top