Stefano Rizzato racconta la quindicesima tappa del SenzaGiro

Berto, che starebbe per Al-berto, il Pirata lo cerca da ventidue anni. Lui, che Alberto non l’ha mai chiamato nessuno, quel giorno il Pirata era riuscito a vederlo più di tutti. Trentasette secondi cronometrati, calcolati, precisi. 

Una settimana per calcolare il punto giusto. Compasso e cartina, mica Google. Cinquemilanovecentosedici metri da inizio salita. La visuale perfetta, per veder zompettare Marco da giù. E poi seguirlo verso su, lungo il zigozago della strada. Berto ancora se ne vanta: «Quel giorno – era il 30 maggio 1998 – nessuno ha visto Pantani più di me. Nemmeno Tonkov». E giù a ridere. 

Berto il Pirata lo cerca da quel giorno. Qualche volta si è illuso, gli è sembrato di vederne un riflesso. Ma oggi – 24 maggio 2020 – non è stato uno di quei giorni.

È uscita una tappa che non dice niente, non fosse che il ciclismo qualcosa dice sempre. Sulla strada per Piancavallo è finito l’enigma su Chris Froome. E la soluzione era quella ovvia: non era il suo Giro, non doveva esserlo. Ma il prossimo potrebbe essere il suo Tour, attenzione. La tappa è stata vinta dal cronoman più imbizzarrito del circo rosa: Rohan Dennis. La maglia è rimasta, a sorpresa, sulle spalle di Tim Wellens.

Già in partenza si era capito il colore della giornata. Grigio come nuvole basse dispettose. Poco tricolore, come le Frecce rimaste a terra a Rivolto. Lo spettacolo si nega al chilometro zero, ma per godere ce ne sarebbero 183 con quattro salite.

Ce ne vogliono 88 di chilometri per vedere la fuga. Prima, due ore e spiccioli di gran ritmo del trenino Ineos, che comanda come se avesse la maglia rosa, su e giù da Sella Chianzutan (quota 955 metri). Tra i parvenu di classifica si staccano Pellaud e Neilands, e fatica assai Schachmann. Tra i velocisti si ritirano Cavendish, Ackermann e Groenewegen. Tutti gli altri imprecano e si aggrappano al gruppetto.

Poi si tira verso la Forcella di Priuso. Strada stretta e umida, ma facile. C’è solo un lungo tornantone che tira all’undici, prima di una galleria. Saranno trenta metri di tunnel, ma il gruppo ci entra compatto ed esce con un uomo solo in testa. È Rohan Dennis: il cronoman deluso, uomo da doppia maglia iridata ma in questo Giro – finora – a secco.

Dennis parte senza girarsi, dalla testa. Il resto degli Ineos si mette a pizzicare le radioline. Si dice non tutte parole gentili.

Tempo un paio di curve in discesa e si risale: a inizio della salita verso Passo Rest su Dennis si portano De La Cruz, Tolhoek, Warbasse e Caicedo. In gruppo si ridacchia dello scompiglio nel team Ineos, ma senza approfittarne. Nulla si muove fino a scollinare (quota 1060) e poi anche sulla salita di Pala Barzana. Si arriva a Montereale Valcellina – ai meno 28 – con i cinque in testa in vantaggio di 11 minuti e 26 secondi. 

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