Intervista a Biagio Nicola Saccoccio Consigliere Nazionale del CSI, Responsabile dell’Ufficio progetto Ciclismo e referente della Commissione Tecnica Nazionale, Presidente del Comitato Territoriale CSI di Frosinone e già Coordinatore della Consulta Nazionale del Ciclismo, ruolo nel quale ha favorito il dialogo tra la Federazione Ciclistica Italiana e gli Enti di Promozione Sportiva. Corridore amatoriale che amava misurarsi su strada e nel ciclocross, disciplina in cui ha conquistato due titoli nazionali. Diversi titoli regionali nell’attività su strada, MTB e ciclocross. A 58 anni ha deciso di dedicarsi all’attività sportiva ludica, dopo diversi anni di agonismo. Dal 1985 è dirigente nel mondo delle due ruote.
Fondi (LT) – Ci sono uomini che scelgono il palcoscenico e altri che preferiscono lavorare dietro le quinte, convinti che siano i fatti, più delle parole, a lasciare il segno. Biagio Nicola Saccoccio appartiene a questa seconda categoria. Da decenni rappresenta una delle figure più autorevoli del ciclismo amatoriale italiano, un dirigente che ha saputo mettere competenza, esperienza e passione al servizio del movimento senza mai cercare visibilità personale.
Originario di Fondi, in provincia di Latina, nel corso della sua lunga carriera dirigenziale ha spesso operato in silenzio, all’ombra di altri dirigenti, ma il suo contributo è stato determinante per la crescita e l’organizzazione del ciclismo promosso dagli Enti di Promozione Sportiva. Dietro molte decisioni, regolamenti, iniziative e momenti di confronto istituzionale c’è infatti il suo lavoro paziente, svolto con equilibrio, senso delle istituzioni e grande spirito di servizio.

Padre di tre figli, di cui uno appassionato di ciclismo che si è cimentato in più occasioni con il padre conquistando anche un titolo nazionale, mentre l’altro maschio è stato un professionista del basket, ha svolto l’attività lavorativa di tecnico di laboratorio presso alcuni ospedali, sino al raggiungimento della pensione che gli ha permesso di dedicarsi con maggior impegno al ruolo di dirigente.

Profondo conoscitore della storia del ciclismo amatoriale nazionale e dei regolamenti che disciplinano l’attività, Saccoccio è diventato negli anni un autentico punto di riferimento non soltanto all’interno del Centro Sportivo Italiano, ma anche per dirigenti appartenenti ad altre realtà sportive che vedono in lui una figura competente, disponibile e capace di interpretare con equilibrio le normative.
Il suo percorso è ricco di incarichi di prestigio. Attualmente ricopre il ruolo di Consigliere Nazionale del CSI, Responsabile dell’Ufficio progetto Ciclismo e referente della Commissione Tecnica Nazionale, Presidente del Comitato Territoriale CSI di Frosinone (ruolo nel quale si occupa di sport e socialità a 360 gradi) e già Coordinatore della Consulta Nazionale del Ciclismo, ruolo nel quale ha favorito il dialogo tra la Federazione Ciclistica Italiana e gli Enti di Promozione Sportiva. Un’esperienza costruita anche sui ventisette anni trascorsi in UDACE e arricchita da ulteriori responsabilità nazionali in altro Ente di Promozione Sportiva.

Prima ancora di diventare dirigente, Saccoccio ha vissuto il ciclismo da atleta praticante. Un’esperienza che gli ha consentito di conoscere da vicino le esigenze di società e corridori, maturando una sensibilità che ancora oggi caratterizza il suo modo di interpretare il ruolo dirigenziale.
La sua filosofia è sempre stata improntata al dialogo e alla collaborazione. “Il mio impegno di sportivo, di dirigente, ma soprattutto di uomo è sempre stato rivolto al rispetto dell’individuo. Il mio ruolo non è mai stato di contrapposizione con nessuno, ma volto alla collaborazione e all’intesa con l’intero mondo del ciclismo amatoriale senza distinzione di sigle”, ha più volte ribadito.
Una visione che considera la bicicletta e non soltanto come strumento di competizione, ma anche come mezzo di aggregazione sociale, promozione del territorio, educazione e inclusione.

Dall’organizzazione di circuiti territoriali, sia su strada sia fuoristrada, fino ai Campionati Nazionali CSI, il suo contributo continua ancora oggi a essere fondamentale per migliaia di tesserati. La sua competenza viene spesso richiesta anche da dirigenti di altre organizzazioni, a testimonianza della credibilità costruita in tanti anni di lavoro.
In un’epoca in cui spesso si dà risalto ai protagonisti delle prime pagine, la storia di Biagio Nicola Saccoccio ricorda quanto siano preziose quelle persone che, con discrezione e senso di responsabilità, dedicano una vita allo sport. Perché il ciclismo amatoriale italiano continua a crescere anche grazie a dirigenti come lui, capaci di costruire, unire e guardare sempre all’interesse dell’intero movimento, senza mai inseguire protagonismi personali.
Saccoccio ha accettato di rispondere alle nostre domande.
- Nel suo percorso dirigenziale ha sempre attribuito grande importanza al rapporto con il territorio. Perché?
“Sono convinto che la forza di un’organizzazione non risieda soltanto nelle strutture centrali, ma soprattutto nel legame costante con il territorio. Sono i dirigenti che operano ogni giorno nelle realtà territoriali e le associazioni sportive a rappresentare il vero motore del nostro movimento. È lì che nascono le idee, si affrontano le difficoltà e si costruiscono i risultati”.
- Quanto è importante il confronto con chi vive quotidianamente il ciclismo?
“È fondamentale. Ho sempre cercato il dialogo diretto con i dirigenti territoriali perché sono loro a conoscere realmente le esigenze delle società, degli atleti e degli organizzatori. Ascoltare il territorio significa comprendere i bisogni reali delle associazioni, individuare le criticità ma anche cogliere le opportunità. Solo così è possibile costruire percorsi di crescita condivisi e prendere decisioni che rispondano alle necessità concrete del movimento.
- Che ruolo attribuisce alle associazioni sportive?
“Un ruolo centrale. Ogni associazione rappresenta una risorsa preziosa e ogni dirigente territoriale svolge una funzione essenziale nella promozione dello sport, dei suoi valori educativi e della partecipazione. Dietro ogni manifestazione, ogni gara e ogni attività ci sono persone che dedicano tempo, competenze e passione. È un patrimonio che va sostenuto e valorizzato”.
- Quale messaggio vuole lasciare a chi opera ogni giorno sul territorio?
“Oggi il rischio è quello di allontanarsi dalle realtà locali, mentre io continuo a credere che il territorio debba essere il punto di partenza e anche il punto di arrivo di ogni progetto sportivo. Solo coinvolgendo le associazioni, ascoltando i dirigenti e valorizzando il loro lavoro possiamo costruire un futuro solido, partecipato e sostenibile per il ciclismo e, più in generale, per tutto il mondo dello sport”.

- Il ruolo di presidente del Comitato Provinciale CSI di Frosinone comporta responsabilità che vanno oltre l’organizzazione degli eventi sportivi. Quali sono le priorità del suo mandato?
“Essere presidente del Comitato Provinciale CSI di Frosinone significa lavorare quotidianamente per promuovere lo sport in tutte le sue espressioni. Il nostro obiettivo è valorizzare le diverse discipline presenti sul territorio, sostenendo le associazioni sportive e creando nuove opportunità di pratica per bambini, giovani e adulti. Credo fortemente che uno sport organizzato e diffuso rappresenti uno strumento fondamentale di crescita per l’intera comunità”.
- Quanto è importante il rapporto con gli oratori nell’attività del Comitato?
“È un aspetto centrale del nostro impegno. Gli oratori sono luoghi nei quali lo sport assume un forte valore educativo, diventando occasione di incontro, inclusione e formazione. Collaborare con queste realtà significa condividere un progetto che mette al centro la persona e contribuisce a trasmettere valori come il rispetto, la solidarietà e il senso di appartenenza alla comunità”.
- Qual è l’obiettivo che si pone per il futuro del CSI nella provincia di Frosinone?
“Continuare a far crescere l’attività sportiva e sociale sul territorio, coinvolgendo un numero sempre maggiore di associazioni, atleti e volontari. Vogliamo consolidare una rete capace di offrire opportunità sportive di qualità, mantenendo sempre viva la missione educativa del CSI e facendo dello sport uno strumento di aggregazione e crescita sociale”.
- Il Consiglio Nazionale è l’organo di governo principale del CSI. Qual è il suo ruolo al suo interno e come si configurano i rapporti con la Presidenza e gli altri dirigenti nazionali?
“Prima di tutto, va riconosciuto il grande lavoro che il presidente nazionale Vittorio Bosio sta portando avanti con competenza, equilibrio e una visione sempre orientata al futuro del Centro Sportivo Italiano. Oggi il contesto in cui operiamo è profondamente cambiato: le nuove normative richiedono ai dirigenti competenze sempre più ampie e responsabilità sempre maggiori. Per questo ritengo indispensabile investire nella formazione, affinché ogni dirigente possa affrontare con serenità e preparazione gli aspetti organizzativi, amministrativi, sportivi ed educativi che caratterizzano la vita delle nostre associazioni. Allo stesso tempo non dobbiamo mai dimenticare la nostra identità. Io cerco di mettere a disposizione del Consiglio Nazionale l’esperienza maturata in diversi decenni di dirigenza sportiva e nell’ambito associativo. Il Consiglio rappresenta l’organo di governo primario, attento alle aspettative del territorio e degli associati in cui questa veste e memoria storica si mette al servizio dell’intera struttura. Per quanto riguarda il rapporto con la Presidenza e gli altri dirigenti nazionali, si fonda su un solidale, costruttivo e costante confronto dialettico, sempre alimentato dalla piena condivisione dei valori fondanti dello sport educativo e associativo che contraddistinguono da sempre l’impegno nel CSI nei suoi ottantadue anni di storia”





