Intervista a Vittorio Bosio presidente nazionale CSI

Intervista con il presidente nazionale del CSI Vittorio Bosio che ci in cui illustra i valori portanti, le sfide e il ruolo sociale del Centro Sportivo Italiano.

Bergamo – “La missione del CSI e la centralità della persona. Accogliere per ciò che si è: Il CSI accoglie i giovani per quello che sono nel presente, e non esclusivamente per i risultati o per ciò che potrebbero diventare in futuro. Sport per tutti: L’offerta sportiva non si rivolge soltanto ai ragazzi, ma coinvolge anche adulti e anziani, fungendo da strumento di benessere, aggregazione e inclusione. Alternativa al digitale: In un’epoca dominata dai social, c’è un forte bisogno di parlarsi di persona e di riscoprire il valore delle amicizie sul campo. La sana competizione: La competizione non va demonizzata. Sebbene le Olimpiadi mostrino lo sport ai massimi livelli, la grande maggioranza delle persone pratica attività fisica per puro divertimento e condivisione. Accettare i limiti e le sconfitte: Lo sport è una scuola di vita fatta di regole. Imparare a stare insieme richiede anche di accettare i propri limiti e di affrontare le necessarie sconfitte educative”.

Cosa significa guidare il Centro Sportivo Italiano a ottant’anni dalla sua fondazione?

“Significa restare fedeli alla nostra missione originale: ascoltare le persone attraverso lo sport. Ottant’anni fa il punto di riferimento erano gli oratori; oggi la società è più complessa, ma il bisogno primario non è cambiato. Servono luoghi dove incontrarsi e crescere. Non organizziamo solo gare: creiamo comunità accoglienti”.

Quanto conta la rete territoriali di allenatori, dirigenti e volontari?

“È il cuore pulsante del CSI. Dietro ogni partita ci sono donne e uomini che donano tempo e passione sottraendoli a se stessi. Preparare un campo, guidare una squadra o arbitrare senza i riflettori puntati è la vera vittoria dello sport di base: costruire relazioni attraverso il dono del proprio tempo”.

Qual è la vera differenza tra fare sport e fare sport nel CSI?

“La centralità della persona: Accogliamo i ragazzi per quello che sono, non per quello che potrebbero diventare atleticamente. Scuola di vita, non solo di sport: Non poniamo la prestazione come unico parametro di valutazione. Il risultato fa parte del gioco, ma arriva dopo l’educazione, l’amicizia e il rispetto. Spazio per tutti: Nel CSI c’è posto anche per chi non è il più forte o il più veloce”.

La sconfitta può davvero trasformarsi in un momento educativo?

“Assolutamente. Vincere è bello, ma perdere insegna a riconoscere il valore dell’avversario e a trovare la forza di ripartire. Anche noi come associazione affrontiamo sconfitte educative, ma una società sportiva non deve guardare solo al tabellone della domenica: deve chiedersi quale cittadino sta contribuendo a formare”.

In che modo concretizzate il valore dell’inclusione?

“Offrendo uno spazio a chi non lo trova altrove. L’inclusione per noi significa non selezionare solo i più talentuosi, ma permettere a ciascuno di esprimersi. Diversità e limiti non sono ostacoli, ma ricchezze da accompagnare”.

Come si gestisce oggi il rapporto con le famiglie sui campi di gara?

“Serve un dialogo costante. Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, ma dobbiamo spiegare chiaramente le nostre finalità ed evitare che le tensioni esterne si riversino sui ragazzi. Prima viene la partecipazione, poi il risultato”.

L’impatto dei social e dei modelli attuali rende più difficile il vostro compito?

“Moltissimo. I social spingono verso il confronto continuo e il mito del successo economico. Tempo fa dei ragazzi mi dissero che volevano fare i calciatori “per guadagnare tanto”. Quando lo sport diventa solo una scorciatoia per i soldi o la fama, perde la sua carica educativa. Sta a noi proporre un’alternativa”.

Quale sarà il ruolo del CSI nel prossimo futuro?

“Ascoltare i giovani di oggi senza restare ancorati al passato, ma senza neppure svendere la nostra identità. Il CSI continuerà a essere un luogo in cui le persone non vengono giudicate per le loro prestazioni, ma accolte per costruire relazioni e senso di appartenenza”.




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