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Aldo Ballerini racconta l’ottava tappa del SenzaGiro

Brindisi – Si parte dal Castello Aragonese di Castrovillari; si arriva alle Colonne Romane di Brindisi, ci dispiace per gli altri ma è l’Italia, è il Giro. La partenza è in discesa, e dopo un lungo tratto sulla costa Ionica si arriva a Brindisi, quasi duecento chilometri di pianura. Siamo ancora a un terzo del Giro ma la tappa la precedente, Mileto-Camigliatello Silano, 223 km con la lunga salita finale per il Valico di Montescuro, è stata dura per tutti, scalatori, velocisti. Quella di oggi sarà quindi una tappa di recupero, una tappa tranquilla, a tratti noiosa. Eppure.

Eppure il gruppo parte a tutta velocità, manco a dirlo. I primi 30 km sono in discesa, una caduta sarebbe terrificante ma si va a tutta, con le squadre unite per portare il proprio corridore davanti. La strada inizia dolce con una serie di curve, poi diventa più scorrevole, si prende velocità. Occhio alla serie di tornanti, ai due curvoni che precedono il lungo rettilineo; il mare all’orizzonte, uno sguardo e poi giù il casco. Risultato, 55 km/h di media. 

Le previsioni dicono che il vento arriva dal mare, non sarà un grande aiuto, è una brezza, ma tutti rispettano gli ordini del direttore sportivo: «State a sinistra così vi coprono». Lo dicono tutti, e basterebbe chiedere ai pescatori che da sempre sanno da dove arriva il vento. Per i primi venti chilometri si può ammirare l’infinita fila indiana sul lato sinistro della strada. Nessuno sgarra di un millimetro; si sta tutti lì, tutti a soffrire, tutti a domandarsi: «Ma chi è che sta tirando davanti così forte?». 

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